Tutti i segreti e i trucchi sull'allevamento della tartaruga

Letargo tartaruga

 

Letargo tartaruga

Le tartarughe dipendono dal calore del sole per mantenere la loro normale temperatura corporea. Nei climi temperati, durante la stagione invernale il sole non è in grado di fornire calore sufficiente a sostenere le normali attività dell’organismo: questi rettili rispondono a queste condizioni avverse con il letargo, uno stato di vita latente.

Durante il letargo la loro temperatura corporea si abbassa notevolmente, e si alterano tutti i processi fisiologici. La frequenza cardiaca e respiratoria si riducono moltissimo, il sistema digestivo non è in grado di funzionare, e anche il sistema immunitario è molto meno efficiente.

L'ibernazione viene indotta nelle tartarughe dei nostri climi dalla diminuzione della temperatura diurna e delle ore di luce. Il comportamento naturale in risposta a questi stimoli consiste nella diminuzione dell'attività e soprattutto nella sospensione dell'alimentazione, per svuotare l’intestino, in preparazione al sonno invernale.

Il letargo ha un’azione benefica sulla salute e sul metabolismo delle tartarughe, ed è particolarmente importante per la riproduzione, perché stimola e sincronizza il ciclo riproduttivo.

Le tartarughe che provengono da località in cui la temperatura invernale resta mite non vanno in letargo bensì in estivazione (un periodo di inattività che permette di sfuggire alle temperature troppo alte, trascorso in buche scavate nel terreno). Per questi animali il letargo invernale può essere fatale e va evitato.

Preparazione al letargo

Solo animali in condizioni fisiche ottimali, con sufficienti riserve di grasso accumulate durante la stagione calda, devono essere lasciati ibernare. Gli animali malati, debilitati o sottopeso non devono essere lasciati andare in letargo, ma vanno mantenuti al caldo per tutto l'inverno, in un terrario ben allestito, affinché possano essere alimentati e/o curati.

L'assunzione del cibo deve cessare 3-4 settimane prima del letargo negli animali di taglia media, proporzionalmente meno in quelli più piccoli. Nessun rettile deve essere lasciato ibernare se ha mangiato da poco; il cibo contenuto nel tratto digerente non viene assimilato durante il letargo e può andare in putrefazione.
Come conseguenza si può verificare un assorbimento di tossine o una setticemia mortale. I residui di cibo nella bocca putrefacendosi possono causare una grave stomatite, e l’infezione può diffondersi all’orecchio medio.

Al contrario, per quanto riguarda l'acqua, deve essere lasciata a disposizione in abbondanza agli animali che si preparano all'ibernazione. E’ molto utile misurare regolarmente il peso e la lunghezza delle tartarughe, per vedere se la crescita o l'accumulo di riserve di grasso sono adeguati.
Prima che inizi il letargo si deve verificare con cura lo stato di salute del rettile, eseguendo gli stessi controlli consigliati prima di procedere all’acquisto. Se una tartaruga va in letargo senza avere un peso adeguato, o se presenta sintomi di malattia, molto probabilmente non riuscirà a superare il periodo invernale.

Riassumendo, si deve permettere a ogni tartaruga di andare in letargo solo se:
· ha subito un adeguato periodo di digiuno per svuotare il suo apparato digerente
· ha un peso corporeo ottimale
· è in perfetto stato di salute
Inoltre, non lasciate ibernare una tartaruga se non siete ben sicuri della specie di appartenenza. Rivolgetevi eventualmente ad un esperto per un’identificazione precisa.
Nei negozi si trovano in vendita molte specie tropicali, che non devono assolutamente essere ibernate. Le tartarughe possono essere lasciate ibernare all'aperto oppure al chiuso. Ognuno dei due sistemi ha dei vantaggi e degli svantaggi. Se ben organizzata, la seconda scelta è la migliore in quanto è più sicura per l'animale.

Le condizioni ambientali ideali del letargo

La temperatura ambientale alla quale è esposto il rettile durante il letargo ha un’importanza fondamentale per la buona riuscita del letargo stesso, e deve essere di circa 5°C. A questa temperatura la tartaruga è al sicuro, profondamente addormentata, il consumo delle sue riserve corporee è minimo ed è al sicuro dal pericolo di congelamento.

Temperature inferiori a 2°C possono essere potenzialmente pericolose, e al di sotto dello zero si possono verificare lesioni oculari o cerebrali, con danni irreversibili anche per esposizioni brevi, a causa del congelamento dei tessuti.
Questi problemi si riscontrano generalmente in animali lasciati ibernare all'aperto senza adeguata protezione.

Al contrario, sopra gli 11°C gli animali tendono a diventare attivi. Uno dei principali errori che si commettono nella gestione delle tartarughe in ibernazione è di lasciarle ad una temperatura intermedia tra quella ottimale (18-25°C) e quella del letargo (5°C). In queste condizioni il metabolismo continua, anche se ad un ritmo più lento, ma l'animale non si alimenta, consumando le sue riserve energetiche ad un ritmo troppo elevato.
Il rettile consuma dapprima le sue riserve di grasso, e quando queste sono esaurite utilizza le masse muscolari e gli organi interni. Ne consegue che la tartaruga finisce per morire d’inedia, oppure si risveglia dal letargo in stato di grave esaurimento delle riserve corporee.

Per controllare la temperatura si possono utilizzare degli economici termometri da serra, preferibilmente con l’indicazione della temperatura massima e minima. La durata dell'ibernazione in condizioni naturali dipende dal clima e dalla latitudine.

Altri fattori che vanno presi in considerazione nel caso di animali in cattività sono la taglia, l'età, le riserve di grasso, lo stato di salute. Se un animale non è in buone condizioni fisiche non gli comporta alcun problema saltare il letargo per un anno. In caso di necessità è anche possibile accorciare il letargo artificialmente o evitarlo del tutto. Un periodo di ibernazione breve è sicuramente più sicuro in caso di animali molto giovani o in condizioni fisiche non perfette.

La durata complessiva del letargo non deve comunque superare le 20 settimane, il che nei nostri climi non rappresenta in genere un problema. Si calcola che per ogni mese di ibernazione una tartaruga perda l'1% del proprio peso corporeo.
Se, per fare un esempio, una tartaruga pesa all’inizio del letargo 1500 gr, dopo 4 mesi di letargo dovrebbe perdere 15 x 4 = 60 gr, pesando alla fine del letargo 1440 gr.

Durante il letargo al chiuso le tartarughe devono subire frequenti ispezioni; ciò non comporta nessun danno per l'animale ed anzi permette di rilevare in tempo eventuali problemi, in qual caso si interrompe il letargo e si fa svernare l'animale al caldo.

Alcuni consigliano di interrompere il letargo se si nota che l'animale ha urinato. Infatti l'urina conservata nella vescica costituisce una riserva idrica, che se viene perduta può predisporre a problemi di disidratazione.
Secondo alcuni autori è opportuno svegliare le tartarughe ogni 2-4 settimane (secondo la taglia, più frequentemente quelle più piccole), riscaldarle e lasciarle a bagno in acqua tiepida a 24°C, per permettere agli animali di bere. In questo modo si evitano i problemi legati alla disidratazione. Durante il bagno si esamina l'animale, che dovrebbe aprire gli occhi entro un paio d'ore. Se la tartaruga appare sana, si asciuga e si rimette ad ibernare. Se si notano segni di malattia o problemi di qualche tipo s’interrompe il letargo e si tiene il rettile al caldo in un terrario ben allestito.

Il letargo al chiuso

Il metodo consigliato per far svernare le tartarughe in condizioni artificiali consiste nel utilizzare due contenitori, uno posto dentro l’altro.

Il contenitore più interno deve essere di dimensioni di poco superiori a quelle della tartaruga. Può essere rappresentato da una scatola di cartone o di polistirolo con delle piccole aperture per il passaggio dell'aria, che viene riempito con del materiale isolante quale paglia, foglie secche o pezzi di giornale.
Questo contenitore viene posto dentro uno più grande, e lo spazio tra i due viene riempito con altro materiale isolante.

In questo modo se la tartaruga compie dei movimenti, resta sempre nel primo contenitore, al centro di un ambiente isolato, e non rischia di avvicinarsi alle pareti dove la temperatura può essere troppo fredda. La stanza in cui si pongono i due contenitori (una cantina o un garage) deve avere temperatura che per tutto il periodo invernale non superi i 10°C e non scenda mai sotto lo zero. E’ possibile ibernare le tartarughe in un ambiente controllato utilizzando dei frigoriferi: in questo modo è assicurata una temperatura costante. Periodicamente occorre garantire un ricambio d’aria, perché non si crei una carenza di ossigeno. Questo potrebbe essere il metodo più sicuro per far ibernare le giovani tartarughe nel primo anno di vita.

Il letargo all’aperto (naturale)

letargo tartarugaIn condizioni naturali, allevate all’aperto, le tartarughe mediterranee riducono gradualmente l’assunzione di cibo man mano che si avvicina l’autunno, fino a cessare del tutto alcune settimane prima di entrare in ibernazione.
Al momento opportuno questi rettili si troveranno così con l’apparato digerente completamente vuoto, che è la condizione ideale per affrontare il sonno invernale.

Quando le condizioni climatiche raggiungono un punto critico, la tartaruga inizia a scavare nel terreno e si interra. Allo stato naturale questo comportamento si rivela piuttosto sicuro, perché anche con le temperature esterne più avverse, già a pochi centimetri di profondità il gelo non penetra nel terreno.

I rischi di questo metodo sono piuttosto legati all’attacco di predatori, in particolare topi e ratti, e al rischio che il punto in cui si trova la tartaruga venga inondato dall’acqua in caso di precipitazioni molto intense.

Un altro inconveniente può essere rappresentato da una temperatura invernale eccessivamente mite, che porta la temperatura del rettile sopra i 10°C. In questo caso il metabolismo è troppo accelerato e può portare ad un consumo eccessivo delle riserve corporee.

E’ evidente che una tartaruga che si interra all’aperto è molto più difficile, se non impossibile, da ispezionare regolarmente. In ogni modo, se avete delle tartarughe che regolarmente vanno in letargo all’aperto e per voi questo sistema ha sempre funzionato, non c’è ragione di cambiare.

Un buon compromesso tra i due sistemi, il letargo naturale e quello al chiuso, consiste nel lasciare che le tartarughe vadano spontaneamente in letargo in un apposito rifugio costruito all’aperto.

letargo tartaruga 1Si deve utilizzare del materiale resistente agli agenti atmosferici e con buone capacità isolanti, come ad esempio il compensato marino. Una tettoia apribile permette una facile ispezione degli animali, mentre tutti gli ingressi e i dispositivi di areazione dovranno essere ben chiusi o schermati con una robusta rete metallica, per impedire l’accesso ai roditori. L’interno del rifugio viene imbottito con terriccio e uno spesso strato di foglie secche, in cui gli animali si interreranno, protetti dal gelo invernale. Questo metodo riunisce i vantaggi dei due sistemi, il letargo naturale (le tartarughe scelgono spontaneamente quando cessare di alimentarsi e quando interrarsi) e quello al chiuso (facilità di ispezione, protezione da topi e ratti).

Anche in questo caso l’utilizzo di un termometro permette di verificare che le condizioni ambientali siano adeguate.Se durante il periodo del letargo la tartaruga, in seguito ad una giornata particolarmente mite, si dovesse svegliare e uscire all’aperto, non alimentatela assolutamente. Con il ritorno del tempo freddo l’alimento non potrebbe essere digerito e causerebbe gravi problemi. Invece è molto utile farle fare un bagno per permetterle di bere.

Il letargo nelle tartarughe-scatola americane (Terrapene spp.)

letargo tartaruga 2Anche le tartarughe del genere Terrapene in natura subiscono un periodo di letargo invernale. Quanto detto per il letargo delle tartarughe mediterranee si può applicare anche a questi rettili, con la sola differenza sostanziale che le Terrapene richiedono un’umidità ambientale più elevata.
Ciò si può ottenere utilizzando un miscuglio di foglie, terriccio e corteccia inumiditi.

R. Klingenberg suggerisce di controllare la tartaruga ogni 2-3 settimane. Si verifica se il substrato è sufficientemente umido, e la si lascia a bagno per 1-2 ore per permetterle di bere, dopo di che la si rimette al suo posto. Il periodo massimo di letargo deve essere di tre-quattro mesi.

Il letargo nelle tartarughe neonate

E’ una condizione naturale per le tartarughine andare in letargo poche settimane dopo la nascita, e se sono sane non c’è motivo per non replicare in cattività questa situazione.

E’ tuttavia necessaria qualche precauzione in più, proprio per la loro piccola taglia e la loro delicatezza. Le condizioni ambientali del letargo devono essere controllate con cura ancora maggiore, e la durata può essere ridotta a 6-8 settimane.

Per evitare sbalzi di temperatura, si può utilizzare un grande contenitore pieno di terra, in cui i piccoli si rifugiano. La massa di materiale che li circonda li difende da eventuali brusche variazioni di temperatura. Il primo anno si può eventualmente evitare il letargo, ma dal successivo inverno è preferibile che gli animali siano soggetti ad un ritmo di vita più fisiologico.

Letargo della tartaruga d'acqua

La tartaruga d’acqua dolce possono essere fatte andare in letargo, ma ciò non è assolutamente necessario per la loro salute.
Il letargo invece è indispensabile se si vuole farle riprodurre, per stimolare l’attività riproduttiva.

Se si trovano in un terrario all’interno, la temperatura va gradualmente abbassata nel corso di alcune settimane fino a 4°C. Durante questo periodo di preparazione non devono essere alimentate, per dare modo al loro apparato digerente di svuotarsi.

Il terrario va posto in una stanza fredda; la temperatura deve essere accuratamente monitorata utilizzando un termometro che registri la temperatura massima e minima. Il periodo di letargo può essere di 6-12 settimane, secondo la taglia e delle condizioni fisiche.
Per le tartarughe giovani deve essere più breve.

Anche in questo caso è molto importante ricordare che se la temperatura non scende sotto i 10°C le riserve corporee vengono consumate troppo in fretta, perché il metabolismo non è sufficientemente rallentato.
Se invece la temperatura scende sotto i 4°C si possono creare danni da congelamento, e se la temperatura scende sotto zero la morte può avvenire in poche ore.

Letargo tartaruga 3Per l’ibernazione all’aperto occorre seguire alcune regole. Il laghetto o la vasca devono avere un’ampia superficie ed essere profondi almeno 1 metro, e deve esserci sul fondo un sufficiente strato di fango per immergersi.


La superficie non deve essere lasciata congelare per più di due settimane.

Anche per le tartarughe acquatiche vale la regola di tenere in un terrario riscaldato gli animali che, per ragioni di salute, non sono in grado di affrontare il letargo.

 

Il risveglio

Se il letargo si è svolto all’aperto, la tartaruga in primavera avverte l’aumento della temperatura ambientale. Al di sopra dei 10°C di temperatura media il suo metabolismo inizia a riattivarsi, ed esce all’aperto.

Lo sbalzo di temperatura tra il suo rifugio sotterraneo e la superficie riscaldata dal sole è brusco, e così deve essere anche quando si fa terminare il letargo al chiuso.
E’ inutile, anche se non dannoso, procedere ad un riscaldamento graduale. Quando il periodo del letargo è finito si toglie la tartaruga dal suo contenitore e la riscalda il sole.

Durante il letargo la tartaruga è vissuta sfruttando le sue riserve corporee, ma a causa del metabolismo estremamente rallentato la perdita di peso dovrebbe essere piuttosto limitata, non superiore del 10%. Sarà quindi un dato prezioso aver registrato il peso del rettile prima del letargo, per confrontarlo con quello del risveglio, in modo da verificare che non vi siano stati problemi al riguardo.

Si deve procedere poi ad un accurato controllo di tutto l’animale, simile a quello eseguito prima del letargo. La prima necessità che ha la tartaruga al momento del risveglio, insieme al calore del sole, è quella di poter bere, per reidratarsi ed espellere le tossine accumulate dal sistema renale.

Il metodo migliore per indurre questi rettili a bere consiste nel porli in un contenitore di acqua tiepida. Il livello dell’acqua deve superare di poco il piastrone, per evitare rischi di annegamento. Entro un paio d’ore la tartaruga dovrebbe bere e urinare, dopo di che la si può togliere dall’acqua.

La maggior parte degli animali ricomincia a mangiare entro una settimana dal risveglio; inizialmente sembrano preferire cibi succulenti, come frutta e pomodori, ma entro pochi giorni si deve fornire una dieta più equilibrata.

Se la ripresa dell’alimentazione non avviene occorre cercare al più presto l’assistenza di un veterinario competente: questa condizione, detta anoressia post-ibernazione, diventa tanto più grave quanto più si ritardano i provvedimenti per contrastarla.
Le possibilità di trattarla successo sono molto maggiori se si interviene rapidamente per diagnosticarne la causa e curarla.

Nei giorni successivi al risveglio, se l'animale si alimenta normalmente e riprende le sue attività senza problemi, non resta che controllare che le condizioni ambientali siano adeguate per quanto riguarda luce e temperatura.
Se le giornate sono grigie e fredde, ci si può aspettare che le tartarughe non si alimentino; allora è preferibile fornire artificialmente luce e calore.
Occorre anche valutare se sia il caso di fornire un riparo di sera e di notte.

Al termine del letargo se le condizioni ambientali fornite non sono state ottimali si possono riscontrare diverse malattie.

Questi appunti sono per la maggior parte tratti dal libro “Le tartarughe di terra” di M. Avanzi.

Se vuoi conoscere le malattie dovute al letargo clicca su

letargo tartaruga